Primo incontro

Siamo sinceri: non ci piacciono le soluzioni “chiavi in mano”. A noi piace costruire i progetti ad hoc in base alle esigenze, alle tasche e agli obiettivi dei nostri clienti.

L’importante è avere le idee chiare! E se non lo sono, le nostre singole professionalità sono tutte a tua disposizione sin dal primo incontro, così possiamo trovare soluzioni pratiche e realistiche per aiutarti a capire cosa è meglio per te.

Tutto questo è gratis, compreso il caffè.

LA SOMMA FA IL TOTALE

Cliente e team (Cesare incluso), step by step, si ispirano reciprocamente e lavorano in sinergia verso il risultato. Può accadere che il jazz suggerisca l’impostazione di una pagina web o che un classico del rock sia di ispirazione per un’ app: tutto contribuisce alla creatività!

Anche lo spazio fa la sua parte. Le pareti di Officine06 sono statiche per rispondere alle elementari regole dell’ingegneria, ma si fanno flessibili e dinamiche per supportare la fantasia e l'estro di chi le abita.
Vi sono esposti tutti i lavori ultimati, suggestione e colore per tutti quelli in via di realizzazione: locandine, manifesti, buste, biglietti, stampe, poster, porta-documenti, porta-chiavi, porta-un’idea-che-qui-prende-proprio-la-forma-che-vuoi-tu.

NESSUN FILTRO!

Siamo un gruppo che lavora insieme, condividendo la musica, il silenzio, le perplessità, le idee geniali e pure quelle stupide. Più teste, una sola squadra.

Il cliente parla con l’account che parla con l’art director che parla con il grafico che parla col programmatore che… al mercato mio padre comprò? Il gioco del telefono senza fili tipico delle grandi agenzie spesso interrompe il flusso, crea muri e, a nostro parere, rischia di ostacolare l’efficacia (e anche la piacevolezza) del lavoro da svolgere.

Da noi, informale fa rima con professionale.

SINFONICI

Ogni strumento della tua attività contribuisce alla tua musica e tutti insieme creano l’effetto e le emozioni che scegli di suscitare. Accordiamo gli strumenti di immagine e comunicazione affinché esprimano - in armonia - il tuo progetto.

Orchestriamo così: l’ app o il sito si intonano con la carta intestata, il menu del ristorante col cappello dello chef e col grembiule dei camerieri, l’etichetta del vino riproduce i motivi del biglietto da visita e tutti richiamano il logo, espressione inequivocabile e immediata di cosa e come lo fai.

“Cla, ci sei?”

“Certo, Ray - spara!”
“Lo sai, sono tanto bravo tirar fuori le idee dai miei clienti, ma poi quando si tratta di parlare di me… aiuto! Non è che puoi buttar giù una storiella su come ci hai conosciuti e come è andato il lavoro?”

Un pomeriggio di primavera in Via del Cancello, a due passi da Piazza di Spagna, pieno centro di Roma. C’è il sole, sicuramente sarà di buon auspicio. Nell’edera che avvolge per intero la facciata del civico 20, una finestrella si fa spazio ad ospitare il citofono. Individuo quello di Officine06 e affondo l’indice. La voce che mi comunica il piano è vivace.

Sono arrivata qui dietro suggerimento del mio socio. “Sono bravissimi, credimi”. Solo tre parole, ma di lui mi fido. Ho pochi elementi, nessuna aspettativa - ed è un bene - ma neanche un piccolo appoggio per l’immaginazione. Stiamo affidando la nostra creatura, che ancora non ha un nome, a questi signori che si chiamano Officine06. Loro dovranno procedere al battesimo, alla vestizione, al suo debutto nel mondo. E io non so neanche immaginarli!

Sono emozionata. Stiamo per illustrare la nostra idea. Siamo qui apposta, ma ho già la nostalgia di un inizio che evapora. “Ancora lì sei? E dai, vieni su!!!”. Il mio socio sta già salutando e io ancora devo salire gli ultimi gradini che mi separano dalla realizzazione del mio sogno.

Sospiro e mi affretto a varcare la porta di ingresso oltre la quale trovo un’altra rampa di scale. Giro l’angolo e intravedo una coppia di piedi (quelli di Raimondo, pochi attimi dopo diventato Ray - e quelli del mio socio) e… un muso di cane ciccione grufolante che mi si avvicina arricciando la faccia e l’enorme tartufo, proprio come a chiedermi: “E tu chi sei?”
“Ma chi sei tu, capolavoro!” gli rispondo con entusiasmo, dimenticando per un momento il perché sono lì, persa nel rassicurante bofonchiare di godimento del mio nuovo amico quadrupede. Una coccola, una spupazzata e siamo subito amici. Nessuno più di Cesare, il bulldog di Ray, avrebbe potuto accogliermi meglio!

Da quel momento, come in un rapido cambio di scena, niente sarebbe più stato come prima. Neanche per un attimo ho temuto per il mio tesoro, anzi… l’ho condiviso con gioia. Ray e il suo team hanno accolto la nostra idea, passandosela tra loro con cura, come a palleggiarsi una sfera di cristallo. Giocandoci, facendole assumere diverse possibili forme senza violarne l’essenza, colorandola, declinandola, confrontandosi sulle diverse soluzioni. Ogni tanto compariva un consulente (che - così descritto - può sembrare una grigia figura, invece erano tutti sorridenti e appassionati alla materia… la mia!) e ci metteva un fiocchetto, un orlo, una carezza, un guizzo. I miei appunti iniziali sono stati la traccia di un viaggio che da quei binari ha preso il volo: ho assistito a me stessa pronunciare possibili nomi di battesimo che evidentemente avevo dentro, ma alle cui porte non avevo saputo bussare. Su quei nomi ho visto abbozzare forme, embrioni di logo. Ci sono stati suggeriti strumenti a cui non avevamo pensato, più efficaci e persino più economici. Un’ondata di creatività ben ancorata nel realizzabile, un fiume in piena con argini flessibili, comandati da un timone affidabile quanto pirotecnico!

Qualche ora dopo, quegli stessi gradini che avevano accolto il lento salire del mio piede esitante mi avrebbero vista rotolare leggera, i punti interrogativi dell’andata trasformati, nell’alchimia di Officine06, in leggeri e coloratissimi esclamativi su cui scivolavo entusiasta.

Il tempo era volato - solo il mio stomaco mi comunicava rumorosamente che erano passate più di tre ore. Era nata storieria.com. E, nel tempo, le brochure, le locandine, i segnalibri, i cappelli, le penne… persino la mia auto avrebbe indossato il vestito pensato dai miei amici di Officine06. Una immagine coordinata che, in realtà, è molto più di un vestito.

Era proprio di buon auspicio, il sole di quel pomeriggio di primavera.